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venerdì 20 luglio 2007

Disturbi mentali legati a Lara Croft

Ok, prima di continuare a leggere guardate questo video. E staccate gli occhi da Karima Adebibe, se ci riuscite.


Dunque, se c'è una cosa che mio padre mi ha sempre detto, è che i videogame fanno male. MOLTO male.

Per fortuna io sono dotato di senso critico, anche se qualcuno potrebbe essere critico a riguardo. Insomma, i videogame non mi hanno mai spinto ad andare nel mio liceo armato come un commando per sterminare tutti quelli che mi stavano sul cazzo.
I servizi al telegiornale su Columbine, invece, c'erano quasi riusciti. Peccato non aver colto l'occasione.
Ma torniamo al video che avete (spero) visto.
E' una portentosa Avatar Machine che permette di vedere il mondo in terza persona, come nei videogames alla Tomb Rider, appunto...
Certa gente se ne va proprio fuori. Infatti il video è ambientato all'aperto.
A me invece la visuale in terza persona non è mai piaciuta. Continuo a preferire quella in prima.
Specialmente dopo aver giocato (ormai tanto tempo fa... la vecchiaia avanza imperterrita) al gioco "Jurassic Park - Trespasser", in cui si impersonava l'archeologa figa del film, era in prima persona e quando si abbassava lo sguardo, si poteva ammirarne le (spigolose) tette... Con un tatuaggio a forma di cuoricino sulla tetta sinistra che ne indicava l'energia.
Della protagonista, non della tetta.

mercoledì 4 luglio 2007

Peparuli

L'abbazia di San Simeone, lo stilita. Quella pietra al centro è quel che resta della colonna sopra la quale ha vissuto per 40 anni. E ora le cose serie.
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"Pronto?"
"Ehm, c'è Luigi?" È lei.
"... sono io..."
"Oh, ciao..." non l'Oh terrone, un Oh delicato come un petalo che cade.
"Ciao... dimmi"
"Niente, era da un po' che non ci sentivamo e avevo voglia di sentire la tua voce"
[...]

Questo alle 7.
Stavo cercando il punto di riposo di un transistore.
Dopo un'ora è ancora sul mio tavolo a ridersela: "Ancora non sai in che zona funziono: Ah ah ah!"
Mi serve qualcosa per tirarmi su.
Qualcosa di forte.
Playlist: Crosby, Stills, Nash & Young: Déjà Vu.
Tiro giù un peperoncino dalla "inserta" (già che siamo in tema di red hot...) lo apro e lo butto interamente in una pentola con dei piselli: ne esce fuori un qualcosa di così piccante che avrebbe fatto smettere John Coltrane di farsi di ero.
Apro il frigo e..... Yes! L'ultima tall-can di Ceres è lì che mi guarda con l'aria di saperla lunga.
Mi faccio un risottino "alla orientale" col mais, i suddetti piselli e il riso, saltati in padella.
Intanto il cd sta per finire e non mi posso allontanare dai fornelli proprio ora, ma ecco che il mio pc mette il player in "repeat all". Poi vi meravigliate se gli dedico interi post?
Il risotto è roba da aspettarsi Mercurio alla porta che vuole fare scambio con un po' di ambrosia.
Dio, dovrei essere depresso più spesso.
E che il transistore si fotta.

domenica 17 giugno 2007

Sui sei sentieri e le quattro vie

Il mio computer è un guerriero, insonne e sempre pronto.
Sfida il passare delle ore, combattendo incessantemente per me.
Elabora strutture di proteine per l'università di Washington o matrici in spazi n-dimensionali per quella di Oxford. Perlustra i nodi della rete, alla ricerca di ciò che gli chiedo.
Come un solitario Ronin, col vento elettromagnetico a disturbare la sua connessione, persiste nel suo intento, filtra le distorsioni non lineari del canale e porta a compimento il suo cammino lungo la Via.

Il mio computer è la mia katana, precisa e affilata.
"Se un giorno incontrererò Dio sulla mia strada, lo hackererò."
Solo io posso governarlo, e lui solo a me obbedisce.
Ci sono modi per non farlo andare in paginazione quando uso pesantemente la memoria ad accesso non-sequenziale (così si traduce ram), o modi per ripulire tutti gli angoli più reconditi della sua struttura a radice. E godo nel farlo.
Come lui gode nel ricevere le mie attenzioni.

Il mio computer è il mio compagno, fedele e silenzioso.
Cerco nei quartieri bassi, dove la gente parla russo, o giapponese, tutto quello di cui ha bisogno.
La notte mi canta ninna nanne con la voce melodiosa di Bob Dylan, grazie ad un player mp3, due casse da 20 watt e le due ventole interne, sottofondo incessante della nostra vita comune.
Quando soffro di insonnia, esce dalla meditazione dello schermo nero, e mi racconta storie di samurai e pistoleri, oppure impara a memoria i deliri di una mente che non vuol spegnersi come tutte le altre, e come il sole dietro le colline.

Il mio computer... prima o poi si fonderà...